Sala Vertebrati

La sala è dedicata ai vertebrati. È divisa in tre settori: mammiferi pleistocenici dell'Italia centrale, endemismo insulare ed icnologia..

Mammiferi dell'Italia centrale.

La composizione della fauna pleistocenica ha subito continui cambiamenti a causa delle variazioni climatiche. Infatti, durante gli ultimi due milioni di anni, il clima è variato notevolmente, in quanto si sono alternati periodi temperato-caldi a periodi freschi. Quest'ultimi sono noti come glaciazioni. Tradizionalmente si riconoscono cinque glaciazioni: Donau, Günz, Mindel, Riss e Würm. In realtà gli specialisti preferiscono parlare di fasi fredde e non di glaciazioni, in quanto spesso, all'interno di una stessa glaciazione, la temperatura non è rimasta costante ma è variata evidenziando diversi picchi sia freddi che caldi. In corrispondenza di picchi freddi (periodi glaciali), la fauna era costituita da organismi prevalentemente nord europei, cioè di organismi abituati a vivere a basse temperature. Al contrario, durante i picchi temperato-caldi (periodi interglaciali), la fauna era per lo più costituita da organismi nord africani, cioè di animali abituati a vivere a temperature medio alte. Quindi, mano a mano che si diffondeva un determinato clima, le varie specie migravano in modo da “seguire” il clima a loro più congeniale. Naturalmente, se una specie non si trovava più in sintonia con il clima e l'ambiente si estingueva, come è capitato probabilmente alla tigre dai denti a pugnale e al mammuth.
La maggior parte dei reperti esposti sono stati rinvenuti a Roma o in aree relativamente limitrofe entro sedimenti riferibili al Pleistocene inferiore e al Pleistocene medio-superiore.
Tra il materiale esposto, si segnalano i seguenti reperti:

- Reperti riferibili al Pleistocene inferiore

Stephanorhinus etruscus: è un rinoceronte di taglia media-piccola, che prediligeva le praterie. Lo scheletro esposto, quasi completo, è stato rinvenuto presso Capitone (TR).

Eobison degiulii: è un bisonte di taglia piccola, adattato alla steppa. Lo scheletro esposto, relativamente completo, è stato rinvenuto a Capena (Roma).

Hippopotamus antiquus: è un groAsso ippopotamo vissuto durante il Pleistocene inferiore. Era sensibilmente più grande dell’ippopotamo attuale (H. amphibius). Lo scheletro esposto, quasi completo, è stato rinvenuto presso S. Oreste (Roma).

- Reperti riferibili al Pleistocene medio-superiore

Bos primigenius: bovide di taglia grossa che è considerato l'antenato degli attuali bovidi domestici. Si è estinto in epoca storica: l'ultimo esemplare fu ucciso in Polonia, durante una battuta di caccia, nel 1627. Gli antichi romani lo chiamavano Uro. Lo scheletro esposto è stato rinvenuto presso Fonte Campanile (VT).

Hippopotamus amphibius: è l’attuale ippopotamo africano. Durante il Pleistocene medio-superiore migrò in Europa. È sensibilmente più piccolo di Hippopotamus antiquus. Il cranio esposto è stato rinvenuto presso Ponte Milvio a Roma.

Dama dama clactoniana: daino leggermente più grosso della specie attuale, in cui i tipici caratteri del genere, come la palmatura dei palchi e la presenza di un solo pugnale alla base delle corna, sono ben evidenti. Lo scheletro esposto è stato rinvenuto presso Riano (Roma).

Cervus elaphus rianensis: questo grosso cervo, sottospecie del cervo nobile attuale, era assai diffuso all'epoca. I tre scheletri esposti, quasi completi, sono stati rinvenuti presso Riano (Roma).

Mammuthus chosarichus: era un proboscidato di taglia grossa, probabilmente lanoso, che migrò in Italia dal nord Europa durante fasi climatiche fredde. Si differenziava dall'elefante antico soprattutto per l'accentuata curvatura delle zanne, per il cranio meno prominente anteriormente e per i molari costituiti da un numero maggiore di lamine. I reperti esposti sono stati rinvenuti tutti nel Lazio.

Coelodonta antiquitatis: rinoceronte di taglia media-grossa, di origine asiatica, che pascolava nelle fredde praterie del Pleistocene medio-superiore in Europa settentrionale; migrò in Italia durante fasi climatiche fredde. AQuesto rinoceronte aveva il corpo ricoperto da una folta pelliccia. Il cranio esposto è stato rinvenuto presso il promontorio del Circeo (LT).

Stephanorhinus cfr. S. hemitoechus: rinoceronte di taglia grossa, di origine euro-asiatica, che prediligeva le praterie. Visse durante il Pleistocene medio-superiore. Il cranio esposto è stato rinvenuto presso Vitinia (Roma).

Elephas antiquus: è il più grosso elefante del Pleistocene. I maschi potevano infatti raggiungere i 4.5 metri di altezza al garrese. I resti di questo proboscidato si rinvengono con una certa facilità nei sedimenti del Quaternario dell'area laziale, a testimonianza di favorevoli condizioni ambientali. Migrò in Italia circa 800 mila anni fa e si estinse attorno a 40 mila anni fa. Lo scheletro esposto, quasi completo, è stato rinvenuto presso Grotte S. Stefano (VT).

Endemismo insulare

Il nanismo e il gigantismo insulare sono fenomeni evolutivi molto particolari. I fossili di elefanti nani e ippopotami nani sono le testimonianze di uno dei prodotti evolutivi più eclatanti e spettacolari della paleontologia. In aree geograficamente isolate, sia isole che areali continentali ristretti, per motivi che non sono ancora del tutto chiari, alcuni organismi hanno aumentato la propria taglia (gigantismo) o ridotta (nanismo). Mentre il fenomeno del nanismo può essere spiegato anche col fatto che una taglia ridotta può favorire la sopravvivenza in un areale ristretto e con poco risorse alimentari, più difficile è spiegare il gigantismo. L'unica certezza è che tali fenomeni insorgono là dove vi è un isolamento riproduttivo.

Notevoli sono i seguenti scheletri esposti:

- Elephas falconeri: è il più piccolo elefante nano noto. Poteva raggiungere al garrese 110 cm di altezza. Le femmine erano prive di zanne. In vetrina sono esposti quattro scheletri relativi a due adulti e a due cuccioli, tutti rinvenuti in Sicilia, presso Siracusa.

- Megaceros ropalophorus: megacerino dalle dimensioni di una capretta attuale. Le femmine sono caratterizzate dalla mancanza di corna. In vetrina sono esposti quattro scheletri rinvenuti a Creta, entro grotte.

- Megaceros cazioti: megacero sensibilmente più grande di Megaceros ropalophorus, tuttavia ancora con una taglia ridotta rispetto ai normali megaceri. Lo scheletro esposto è stato rinvenuto in Sardegna, presso Alghero.

- Leithia melitensis: simile al ghiro attuale ma di dimensioni doppie. È pertanto un bell'esempio di gigantismo insulare. Lo scheletro è stato rinvenuto in Sicilia, presso Siracusa.

Icnologia

L'icnologia è una branca della paleontologia che sta assumendo sempre più rilevanza scientifica. Infatti, da una impronta o da una pista (la pista è una sequenza di diverse impronte consecutive) si possono ricavare dati che uno scheletro o ossa non sempre riescono a fornire. Per esempio dallo studio delle impronte si può ricavare se l'animale era digitigrado o plantigrado, se aveva particolari comportamenti sociali (per esempio se viveva in branchi o era solitario), il tipo di andatura, se era in grado di correre, se la coda strusciava o meno a terra, etc.

Tra il materiale esposto, si segnalano impronte di rettili continentali, sia bipedi che quadrupedi, rinvenute in sedimenti del Permiano affiorante nell'area trentina e lombarda, la pista (rinvenuta nell'Appennino marchigiano) prodotta da un rettile marino mentre nuotava in prossimità di un fondale, i calchi di impronte dinosauriane rinvenute nel Lazio e in Puglia. Infine, notevoli sono i due calchi di scheletri riferibili a Allosaurus fragilis e a Velociraptor mongoliensis.

Allosaurus fragilis è un dinosauro teropode carnivoro, di medie dimensioni, caratterizzato da denti piuttosto acuminati, che poteva raggiungere una lunghezza di oltre dieci metri. È un dinosauro che si rinviene soprattutto negli Usa ed è vissuto durante il Giurassico superiore.

Velociraptor mongoliensis è un piccolo dinosauro teropode, caratterizzato dall'avere il secondo dito del piede con un artiglio retrattile falciforme. È un dinosauro che è vissuto in Mongolia durante il Cretacico superiore.